Biografia

Cenni biografici su

fra Daniele Natale

 (* 11/03/1919  –  † 06/07/1994 )

 

 

NASCITA, INFANZIA E VOCAZIONE

Fra Daniele, al secolo Michele Natale, nasce a San Giovanni Rotondo l’11 marzo 1919 da Berardino e Angelamaria De Bonis, entrambi coltivatori e pastori. E’ il quarto di sette figli. La sua infanzia è provata dalle conseguenze disastrose lasciate dalla prima guerra mondiale. Michelino – come veniva chiamato in famiglia – impara subito a leggere e ad interpretare i comportamenti dei genitori, dei familiari, dei contadini e dei pastori: i loro volti segnati dalla povertà e dalla sofferenza restano nella sua mente e nel suo cuore. Michelino è di temperamento brioso, allegro con tutti, ma anche sensibile verso coloro che vivono in ristrettezze economiche ed hanno ancora aperte ferite morali causate dalla guerra. A cinque anni e mezzo Michelino comincia a studiare, ma i suoi studi regolari non vanno oltre la terza elementare, anche se le sue conoscenze del mondo rustico-agreste diventano ricche e profonde. Diviene molto abile nelle attività agro-pastorali. Sin da piccolo aiuta i genitori e i fratelli nei lavori dei campi e dei pascoli. Si rende utile anche economicamente andando come pastorello presso la famiglia Napoletano-Giuliani. Qui ammira più volte un enorme uccello bianco che si posa nelle vicinanze e spesso nota anche un fascio di luce luminosa, proveniente da San Giovanni Rotondo, posarsi su di lui. Più tardi fra Daniele spiegherà questi fenomeni come segni della bontà del Signore ed espressioni della protezione di San Pio da Pietrelcina che lo seguiva fin da allora. Fra Daniele è stato un grande innamorato della Madonna. La sua devozione alla Madonna ebbe inizio la notte tra il 12/13 maggio 1933, allorché sentì una voce, che egli diceva essere di Gesù, che lo chiamava a seguirlo nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Udendo quella voce, rimase perplesso e avvertì un tuffo al cuore ed il sangue affluirgli velocemente al cervello. Titubante, chiese: “Ma come, devo lasciare mamma?” E la Voce ancora: “Sì, ma Io ti do la mia Mamma come Mamma tua, che è anche Mamma di tua madre. A questa Mamma potrai chiedere qualsiasi cosa”. Da quel momento la Madonna gli fece veramente da Mamma.

 

Il 4 giugno 1933, festa della Pentecoste, il giovinetto si reca alla chiesa del convento “Santa Maria delle Grazie” di San Giovanni Rotondo per partecipare alla Santa Messa, dare gli auguri al superiore del convento e ricevere da lui la benedizione, prima di entrare nel seminario cappuccino. Lo accompagnano la sorella Felicetta e Antonietta, nipote di Padre Anselmo da San Giovanni Rotondo, superiore del convento di Vico del Gargano. In sacrestia la piccola compagnia trova San Pio, pronto per fare da diacono durante la celebrazione eucaristica. Grande è la sorpresa e la gioia, perché San Pio da due anni era segregato. Comunque i tre hanno il privilegio di avvicinarlo, baciargli la mano e chiedergli una benedizione particolare per il novello seminarista. In seguito fra Daniele ricorderà sempre che in quella circostanza San Pio gli mise la mano sulla testa, lo benedisse e gli disse: “Auguri, figlio mio” e dirà che quella fu la prima di una lunga serie di benedizioni e di auguri ricevuti da San Pio. Due giorni dopo, Michelino entra nel convento di Vico del Gargano, per studiare e diventare sacerdote. Rimane nel convento di Vico del Gargano come postulante, per nove mesi. Nel 1934, è trasferito a Foggia nel convento di Sant’Anna per sostituire come sacrista e portinaio un frate neo-professo andato altrove. Il 25 marzo 1935, Michelino va a Morcone (BN) per la formazione religiosa e il noviziato e prende il nome di fra Daniele. Il 2 aprile dell’anno dopo si consacra al Signore con i voti temporanei e il 12 maggio 1940 emette la professione perpetua. Durante la seconda guerra mondiale e nei primi anni del dopo-guerra fra Daniele fa il questuante-cuoco nel convento di Sant’Anna a Foggia, sempre sede del Superiore Provinciale. Durante i bombardamenti del ’43 su Foggia egli non si risparmia nel soccorrere i feriti, seppellire i morti e mettere in salvo paramenti e oggetti sacri del convento. Dopo l’armistizio, si prodiga anche nell’aiuto ai soldati “sbandati”. Nel 1952, a fra Daniele, viene diagnosticato un tumore alla milza e si ricovera presso la clinica “Regina Elena” di Roma. In seguito, fra Daniele viene assegnato al convento di San Giovanni Rotondo, per motivi di salute, poi a quello di Vico del Gargano, di Isernia e nell’ottobre 1964 in quello di Cerignola con le mansioni di cuoco, questuante, portinaio, telefonista e sacrista. San Pio gli si offre come padre spirituale e, da padre amoroso, gli affida diversi compiti, tra cui quello di messaggero conferenziere ed animatore dei Gruppi di Preghiera. Fra Daniele vive sotto la direzione spirituale e speciale di San Pio, mette in pratica i suoi suggerimenti, lo imita nella devozione a Gesù Sacramentato ed alla Vergine Santissima e lo segue sulla via del dolore e della sofferenza, ricevendo, tramite l’intercessione della Mamma Celeste e del suo padre spirituale, tante grazie e favori celesti per sé e per la gente che si affida alle sue preghiere ed ai  suoi sacrifici. Per ultimo, fra Daniele, offre la sua vita per il nipote Padre Remigio Fiore gravemente malato. A 75 anni di età, il 6 luglio 1994, fra Daniele, per volontà del Signore, chiude gli occhi alla luce di questo mondo e li riapre alla luce della beata eternità. La tomba nella cappella di famiglia del cimitero di San Giovanni Rotondo, nella quale ora fra Daniele riposa, è meta continua di pellegrini che col passare del tempo diventano sempre più numerosi.

 

FRA  DANIELE  E  CERIGNOLA

Dall’ottobre del 1964 la città di Cerignola comincia a beneficiare del carisma di questo umile frate. Quanto amore, quanta fiducia, quante parole di speranza ha elargito ai cittadini di questa città. Quanta carità ha ricevuto e donato con generosità e gioia, quante meraviglie il Signore ha operato in lui e per mezzo di lui in questa città nei suoi circa 30 anni di permanenza nel convento di Cerignola. Non c’era persona che non lo conoscesse, non lo stimasse, non lo amasse. A lui si rivolgeva per avere un consiglio, dissipare un dubbio, chiedere una “raccomandazione” presso il suo grande maestro, San Pio. Tante volte egli si faceva “mediatore” presso il Signore non solo, ma si addossava, sull’esempio del suo padre spirituale, le sofferenze di chi si rivolgeva a lui e gli chiedeva aiuto. Tanti Cerignolani potrebbero dare testimonianza di ciò. A volte si verificava che non la singola persona, chiunque ella fosse, andasse da lui, ma era lui, a recarsi a dare aiuto, consiglio, conforto ecc. Chi lo ha conosciuto personalmente, può ben testimoniare che con lui ogni momento era buono per pregare, la sua persona era personificata come “una preghiera continua”. Egli era solito chiamare tutti “fratellone” o “sorella”. Non godeva di buona salute, ma se qualcuno gli chiedeva: “fra Daniele, come stai? Come ti senti?” Lui rispondeva: “E che, non lo vedi?!…Sono vivo…sto in piedi! Il paradiso sta sempre lì…può aspettare…tanto io sono in permesso sulla terra!” Egli non aveva una preparazione universitaria o teologica; eppure, quando parlava di Cristo, della Madonna, il suo linguaggio era così semplice, così convincente che tante, tante persone, anche scettiche, si convertivano. Ciò che, sembra incredibile, è che ciò avviene ancora oggi; nel senso che la gente, anche se non l’ha conosciuto personalmente, ma tramite terzi, s’innamora di questo frate; cambia così, il proprio modo di pensare e di agire, avvicinandosi alla Chiesa.

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